lunedì 21 aprile 2014

"Shiroi Heya no Futari" di Ryoko Yamagishi

Siccome parlerò in maniera più o meno approfondita di tutto il racconto, se non l'avete letto e NON volete anticipazioni, fermate la lettura ;)

Questo è il primo post che creo su un manga inedito in Italia, quindi cercate di essere clementi :)
Vorrei parlarvi brevemente di "Shiroi Heya no Futari" opera del 1971 (quindi di 43 anni fa) scritta e disegnata da Ryoko Yamagishi, una delle cosiddette "Year 24 Group" ovvero fa parte di quelle mangaka nate pressapoco sul finire degli anni '40 e che hanno portato nel campo degli shoujo manga parecchia innovazione per quei tempi (come appunto elementi shounen-ai, shoujo-ai, horror e via dicendo). Di queste mangaka fanno parte anche Moto Hagio, Keiko Takemiya e Yumiko Ooshima.
In ogni caso potete leggere di più su queste meravigliosi autrici tramite il blog di Una Stanza Piena di Manga.

Siamo a Marsiglia, nel sud della Francia. Sebbene non è indicato nessun indizio temporale, da come sono vestiti i vari protagonisti si può benissimo intendere che la storia è ambientata negli anni '70, ovvero nello stesso periodo in cui l'autrice la stava scrivendo.
Resine è un'orfana di discendenze nobili che dopo la morte dei genitori avvenuta in un'incidente automobilistico, viene presa in custodia dalla zia.
Non sembra scorrere buon sangue tra la ragazza e la zia, che sembra più interessata all'eredità della giovane che al suo bene.
Così Resine va in un collegio femminile, anche per staccarsi dal nuovo ambiente famigliare. La sua compagna di stanza è la bella e turbolenta Simone, che si scoprirà essere figlia di un'affascinante attrice che ama circondarsi di giovani uomini ma che sembra essere disinteressata del tutto della vita di Simone. Quest'ultima, dai lunghi capelli corvini e gli occhi scuri, alta e con le gambe longilinee sembra quasi essere l'esatto opposto di Resine, che invece è bionda, ha gli occhi chiari ed è di statura minuta.

Resine, che fin'ora ha vissuto come dentro una campana di vetro, rimane allibita dai comportamenti disinvolti di Simone, come quello di fumare abitualmente e di scappare dal collegio per andare chissà dove (si dice con dei ragazzi).
In realtà Simone proprio come la madre, ama recitare e fa parte di una compagnia dilettante che si ritrova in una bettola poco distante dal collegio.
A poco a poco Resine rimane affascinata dal personaggio di Simone, così diversa da lei. E la recita di "Romeo e Giulietta", dove Romeo sarà interpretato da Simone e Giulietta di Resine, sarà lo spartiacque di questa storia. Un bacio che doveva essere accennato durante le prove, nella recita vera e propria sembra essere qualcosa di più.
Le due iniziano a incontrarsi nei giardini del collegio, tra occhi indiscreti. Dolci parole e sguardi d'intesa, che però spaventano a morte Resine, che non vuole essere tacciata per lesbica e non accetta proprio la parola. Quando una compagna le vede vicine ed iniziano a circolare voci su di loro, Resine prega Simone di presentargli qualche ragazzo e di dimenticare ciò che è successo tra di loro.
Durante l'incontro con un ragazzo, Resine però sembra con la testa da un'altra parte e il suo pensiero va a Simone, che nello stesso locale è corteggiata da un insistente collega/attore.

Di ritorno al collegio, Resine si arrende al suo sentimento per Simone ma è troppo spaventata per questo nuovo tipo di sentimento, e la parola "lesbica" la spaventa a morte.
Durante le vacanze estive, Resine riceva una telefonata: viene a sapere che Simone è stata uccisa da quel collega/attore che lei rifiutava strenuamente.
La ragazza è sconvolta, e torna al collegio. Qui incontra il ragazzo che gli aveva fatto conoscere Simone e che gli racconta per filo e per segno tutto il tragico fatto.
Prima di andarsene, consegna a Resine una lettera che è stata trovata nella scrivania di Simone. La destinataria è proprio Resine, e nelle lettera è riportata una poesia che lei stessa aveva recitato giorni prima davanti alla classe: "ora che l'ho conosciuta, io devo morire. Per quel sorriso splendente, così difficile da descrivere, devo morire. Per quelle mani chiare e delicate devo morire...".
Molto toccante anche il dialogo interiore finale di Resine, quasi commovente: "Simone ora che sei morta, siamo legate per l'eternità. Questo dolore lacerante che sento, non puo' essere altro che amore. Questo dolore è la punizione per essere scappata da te e dal tuo sentimento d'amore. Poichè non posso morire, avrò un cuore di pietra per il resto dei miei giorni".
C-A-P-O-L-A-V-O-R-O.

Il tratto di Ryoko Yamagishi è si bello e curato, ma essendo un lavoro del '71 risulta ancora piuttosto acerbo, specie per quanto riguarda i volti dei personaggi secondari. Apparte questo, rimane un disegno che per l'epoca è molto accattivante e curato, soprattutto per quanto riguarda i vestiti e le acconciature delle protagoniste.

Uno shojo-ai [amore tra ragazze] molto breve (80 pagine circa) ma davvero intenso.


"Shiroi Heya no Futari" [traduzione: "Le due nella stanza bianca"]
Volumi pubblicati: 1 (volume unico)
******Inedito in Italia******

Storia: 9 

Disegni: 8,5




12 commenti:

  1. Opera senza dubbio interessante, che affronta una tematica ancor oggi inusuale, nonostante i ben 43 anni passati!
    Se devo fare proprio un "appunto" alle mangaka del "Year 24 Group", certo non ti davano un happy ending neanche sotto tortura XD!

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    1. ahha hai ragione! specie negli anni 70 l'happy ending delle "Year 24" era quasi un tabu', forse solo la Ooshima ne era esente ma ho letto davvero pochissimo di lei (anche se rimediero').
      Però si, la Hagio la Takemiya e la Yamagishi possono andare a braccetto. Già me le immagino sedute a tavola a creare finali tragici, vabbè aggiungiamoci pure la Riyoko Ikeda :)

      Comunque hai (tristemente) ragione. Il lesbismo è ancora abbastanza tabù anche se sono passati 43 anni. Ovviamente parlo dell'Italia. Purtroppo è una mentalità subdola dove le lesbiche sono immagine 2 bambole bionde che si toccano e fanno sesso, ovvero quelle dei film a luci rosse destinate ad un pubblico di maschi etero. Oppure, di rimando, sono immaginate come le camioniste coi capelli corti, grasse e rudi nei modi. In Italia come al solito non esistono le vie di mezzo. *scusa il pippone*

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  2. Mi ricorda una versione meno spinta, più breve e shojo ai di Kaze to Ki no Uta :)
    Sicuramente, data anche la brevità, lo proverò appena posso! Anche se concordo con Hana...per queste autrici l'unico finale concepibile è la tragedia! XD

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    1. E' proprio questo il loro fascino secondo me...quest'aura di tragedia che pervade il racconto dal primo all'ultima pagina. Pur NON sapendo nulla del finale, appena ho iniziato a leggerlo ho subito immaginato che qualcosa sarebbe finito male e infatti avevo ragione xD

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    2. Poi le storie su delle coppie in cui muore solo uno dei due sono ancora più strazianti ç__ç

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  3. L'ho letto parecchi anni fa e l'ho adorato (anche se devo dire che il mio gusto per il dramma, ai tempi, era molto più sviluppato di adesso). Hana però ha fatto notare una cosa che in effetti mi turba sempre: ma quanto erano drammatici i finali degli shonen-ai/Shoujo-ai di quegli anni? Mai 'na gioia! XD

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    1. Comunque ti consiglio un altro manga che ha in comune con questo molte cose (fra le quali l'aspetto delle due protagoniste) ovvero Maya's Funeral Procession di Yukari Ichijo

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    2. Poveri fanciulli e fanciulle degli shounen-ai shoujo-ai anni 70...Dovrebbero fare un cimitero solo per loro LOL (sdrammatizziamo) xD

      Uh si si carissimo l'ho già sc****o quel titolo ;)

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    3. Che poi Yukari Ichijo ha un gusto per il dramma pari quasi a quello della Ikeda , anzi, se vogliamo è pure più sadica! Ti consiglio di sc******e su Man*******rs "Suna no Shiro", che è veramente drammaticissimo, anche se nel complesso mi è piaciuto ed i disegni sono bellissimi!

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    4. oh grazie mille per la dritta <3 di lei non sbaglio ho sc***o "Pietà" non ricordo se è suo ma mi intrigava parecchio dalla trama. Dopo mi metto alla ricerca di "Suna no Shiro" ;)

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  4. Sbaglio o questo è stato il primo manga shoujo-ai della storia? Non vorrei dire una fesseria, ahah, ma da qualche parte me lo avevano spacciato per il primo, ed infatti lo avevo letto soprattutto per questo. Mi è piaciuto abbastanza, anche se forse c'era qualche forzatura qua e là (purtroppo non lo ricordo benissimo, l'ho letto diverso tempo fa). Di sicuro però rappresenta un must per le amanti degli shoujo-ai/yuri!

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    1. Secondo me le mie ricerche, si è proprio il primo shoujo-ai D'altra parte stiamo parlando del 1971 :)
      E' una bella storia, certo intrisa di quel dramma tipico degli shoujo anni 70 di quel genere ;)

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